lunedì 6 luglio 2026

pc 6 luglio - Vertice NATO in Turchia: a passi spediti verso la guerra. Aumenti spese militari, economia di guerra da scaricare sulle masse popolari. Da domani ce ne occuperemo


Il segretario generale della NATO, Mark Rutte, ha dichiarato ad Ankara che gli alleati devono concentrarsi sulla conversione della forza economica in potenza militare, man mano che i membri della NATO aumentano la spesa per la difesa ed espandono la produzione militare.

"Lo scorso anno, gli alleati europei e il Canada hanno speso quasi il 20% in più per la difesa di base rispetto all'anno precedente. Ora gli alleati europei e il Canada sono sulla buona strada per equiparare le loro spese per la difesa a quelle degli Stati Uniti", ha affermato Rutte.

"Martedì, al Forum dell'industria della difesa, annunceremo nuovi contratti per decine di miliardi di dollari", ha dichiarato.


In vista del vertice dei leader della NATO ad Ankara, che si terrà il 7 e l'8 luglio, l'ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente della Commissione militare della NATO, entrato in carica nel gennaio 2025, ha affermato che la sua prima impressione è stata che la NATO fosse diventata un'alleanza "forte e sana", aggiungendo che "stiamo andando nella giusta direzione."

Ha affermato che tutti gli alleati sono consapevoli delle minacce che la NATO deve affrontare, ed è per questo che, in occasione del vertice dell'Aia dello scorso anno, si sono impegnati ad aumentare gli investimenti nella difesa.

Ha affermato che la principale aspettativa militare è il rispetto degli impegni presi al vertice dell'Aia.

"Al vertice dell'Aia sono state fatte delle promesse (l'aumento delle spese militari, ndr). Ora bisogna metterle in pratica", ha affermato, aggiungendo che non sarebbe realistico aspettarsi che tutto venga completato entro un anno.

Ha affermato che sono necessari passi concreti per dimostrare che le idee e le dichiarazioni si traducono in risultati tangibili.

Cavo Dragone ha affermato che la Turchia potrebbe servire da esempio per gli altri alleati della NATO grazie ai suoi investimenti nell'industria della difesa, alla velocità di produzione e alla capacità di consegna.

pc 6 luglio - La Polizia con licenza di uccidere anche con i lacrimogeni - vedi Torino

 Piantedosi sdogana i lacrimogeni ad altezza persona
(Grazie a @giuseppeyron.it per il video)

Abusi da stato di polizia come prassi e non come "episodi singoli". La conferma arriva direttamente dal Ministro degli Interni, Matteo Piantedosi.

Per anni i vertici delle forze dell’ordine e il Viminale hanno difeso l’operato dei reparti mobili appellandosi alla professionalità degli agenti, alla correttezza delle procedure e alla necessità degli interventi. Oggi scopriamo invece che uno degli strumenti più pericolosi utilizzati nelle piazze italiane viene impiegato senza che esistano linee guida pubbliche, verificabili e trasparenti.

🗣️Non ci resta che continuare a lottare contro il loro Stato di polizia

vedi video: https://www.instagram.com/reel/DaXld74Iw4y/?igsh=Z29oMmQxbmQ0aHg3

pc 6 luglio - Tutti uniti ma per fare cosa? Prima nota sull'accordo quadro Cgil-Cisl-Uil


Una prima nota sui contenuti della piattaforma unitaria di cgil-cisl-uil per definire regole su rappresentanza, salari e contratti che ha come obbiettivo quello di arrivare ad un accordo quadro interconfederale; accordo che è stato inviato ai padroni il 17 giugno e da subito giudicata da Confindustria “una buona base di discussione”.

In questi giorni è stato rilanciato da Cgil-Cisl-Uil al congresso della Uil: “Subito l’accordo con le imprese. Fate presto”. E lo stesso Landini ha dichiarato: “La priorità è trovare l’intesa con Confindustria su contrattazione e emergenza salari” e poi: «Tanti fuori di noi sono rimasti sorpresi e non pensavano che insieme saremmo riusciti a fare questa cosa, ognuno di noi ha le sue idee, ci conosciamo, ma il mio impegno è a stare uniti per cambiare la situazione». Dichiarazioni che portano anche la Cgil di Landini a preferire l’unità con Cisl e Uil piuttosto che la lotta contro padroni e governo.

Questo congresso ha sancito, dopo la Cisl, il passaggio armi e bagagli della Uil al sostegno del governo Meloni “sui salari il governo ha fatto quello che nessuno aveva fatto prima”, “la Uil non sciopera più perché il governo ci ascolta”; queste le parole del segretario Bombardieri che  ringrazia il governo per le risposte arrivate sui salari compreso l’ultimo decreto sul “salario giusto” del 1° maggio (vedi analisi in altro articolo). La presidente Meloni che era presente non solo ha incassato gli applausi ma ha anche attaccato la Cgil bollandola senza citarla come “ideologica” e con Valter Rizzato uomo del lavoro di Fratelli d’Italia che rivendica proprio la vicinanza a Cisl e Uil, e, in previsione delle elezioni, anche ai loro 6 milioni di iscritti. 

Certo che al primo impatto parlare di accordo interconfederale nel periodo di luglio non può che

pc 6 luglio - Il "piano case" del governo Meloni e la realtà delle masse popolari


La sintesi degli obiettivi del "Piano casa" - voluto come "urgenza" dall'accoppiata Meloni/Salvini e divenuto legge nei giorni scorsi, è già tutto un "programma":


1) Riqualificazione del patrimonio di edilizia residenziale pubblica (ERP) - Bene, vedete questo video (e altri e tante denunce della mobilitazione in corso di cittadini di Milano) e si capisce che si tratta solo di propaganda; in una grande città, già trasformata ad uso solo della media borghesia, non eliminano nemmeno l'invasione di topi dei caseggiati popolari e dovrebbero riqualificare l'edilizia popolare!?;

il governo dice che ci sarebbero 60mila case popolari da recuperare in un anno. Si tratta di pochissime case a livello nazionale; ma anche la riqualificazione di queste case è una menzogna: i soldi messi a disposizione e i tempi (un anno) ci dicono che è un vero bluff (nei caseggiati invasi dai topi è da mesi e mesi che chiedono un intervento, ma ciò che hanno ottenuto è la promessa di una ricognizione del presidente dell'Aler e qualche trappola) - ma - assicura il governo - intanto, abbiamo nominato un "commissario, l'architetto Felice Squitieri, vicino alla Lega, che avrà l'incarico di fare una "ricognizione" e coordinare gli interventi"...

2) vendita degli immobili agli inquilini non morosi - questo preannuncia in realtà un nuovo mega piano di sfratti verso famiglie di lavoratori sempre più povere, verso disoccupati, giovani precari, abitanti senza reddito, e soprattutto verso gli immigrati; per realizzare questo piano cercheranno di unire gli inquilini che pagano nella cacciata dei "morosi", inquilini che a loro volta vengono illusi di potersi comprare l'appartamento, ma che in realtà li si butta nelle mani di finanziarie peggio degli usurai;

3) rent-to-buy (riscatto progressivo) per progetti di edilizia sociale - lo stesso vale per questo scopo: chi e con quali soldi potrebbe riscattarsi una casa?


Alcuni giornalisti chiamano questo "Piano casa" un "nuovo sacco edilizio" nelle città. Un

pc 6 luglio - Il Corridoio IMEC Italia di Meloni/India di MODI passando per Israele di Netanyahu - spiegato da Crosetto. Ci vediamo a settembre signori!

Il ministro della Difesa Guido Crosetto spiega perché il nostro Paese deve costruire un rapporto più stretto con l’India per proteggere le filiere critiche, ridurre le dipendenze strategiche e dare all’industria italiana un ruolo più forte nella nuova geografia del potere

Viviamo in un’epoca in cui la geografia è tornata a dettare la storia. Le rotte commerciali, le filiere industriali e gli approvvigionamenti energetici non sono più questioni meramente economiche: orientano gli equilibri internazionali e la stabilità degli Stati. È in questa cornice che si collocano l’India-Middle East-Europe Economic Corridor (Imec) e il nuovo capitolo che si è aperto nei rapporti tra Italia e India. L’Imec è nato per collegare alcune delle aree economiche più dinamiche del pianeta – India, Golfo, Mediterraneo, Europa – e la sua portata tocca da vicino anche la nostra sicurezza e i nostri approvvigionamenti.

Sul piano materiale, l’Imec punta a rafforzare i collegamenti marittimi e si propone di sviluppare una rete ferroviaria tra il Golfo e il Mediterraneo, cavi sottomarini per i dati e dorsali energetiche, idrogeno compreso. Un asse di questa natura non si limita ad abbattere tempi e costi di trasporto: ridisegna le dipendenze reciproche tra i Paesi che mette in collegamento.

La posta in gioco è evidente sul terreno delle materie prime. Per le terre rare e i materiali critici dipendiamo oggi da un numero ristretto di fornitori: i magneti ad alte prestazioni di missili, radar, velivoli e sistemi di puntamento, ma anche litio, cobalto, grafite, germanio e titanio arrivano da filiere che possono essere chiuse o condizionate per ragioni politiche.

A ciò si aggiunge l’acciaio: senza acciai speciali a costi competitivi non esistono né cantieristica navale né mezzi terrestri, e il sovrapprezzo che paghiamo rispetto ai concorrenti asiatici pesa direttamente sulla competitività della nostra industria militare. Un’arteria che colleghi l’India e il Golfo all’Europa può diventare la spina dorsale di filiere alternative e affidabili per questi materiali. Per chi ha responsabilità nel comparto, metterli al riparo non è un tema industriale tra i tanti: è la precondizione di ogni credibile

pc 6 luglio - Turchia - forti proteste contro il vertice Nato e repressione del regime fascista turco - immagini info



pc 6 luglio - Contro lo sfruttamento schiavistico nelle campagne al Sud come al Nord - denuncia e organizzazione

Contattare - slaicobasta@gmail.com - in corso organizzazione lega Braccianti/lavoratori migranti - WA 347-5301704

Il caporale intascava fino al 60% della paga dei braccianti: botte e spray al peperoncino a chi osava ribellarsi

di

I lavoratori sfruttati costretti ai turni in nero nel weekend, aggrediti con tirapugni e forbici da potatura se rifiutavano il pizzo
Pretendeva dieci euro al giorno per il trasporto nei campi dai giovani che lavoravano nelle vigne di alcune note aziende vitivinicole dell’asta dell’Adige, a sud di Trento. Muhammad Suleman, il caporale cinquantenne arrestato l’altra mattina all’alba nella sua casa di Rovereto, controllava, o cercava di controllare, in tutto e per tutto la vita delle persone che sfruttava. Erano tutti braccianti che lavoravano anche dieci ore al giorno, sette giorni su sette, nei vigneti tra Trento e Rovereto. Li costringeva a lavorare in nero dalle 8 alle 10 ore al giorno di sabato e di domenica, dopo che avevano già finito il turno normale.

pc 6 luglio - Alla Marelli di Tolmezzo sciopero contro lo straordinario forzato al sabato - info solidale - Slai cobas sc

Straordinario imposto il sabato, alla Marelli scatta lo sciopero

L’azienda ha imposto il lavoro di sabato per recuperare un ritardo produttivo e ha respinto la richiesta dei delegati Rsu di rendere la prestazione volontaria. Il sindacato: «In fabbrica fa molto caldo, lavorare così è faticoso e rischioso»

Maura Delle Case

 

Lamentano una carenza di organizzazione nelle giornate di lavoro “ordinario” e l’eccessivo caldo all’interno dello stabilimento. Con queste motivazioni, i lavoratori della Marelli di Tolmezzo, ex Automotive Lighting, dicono no allo straordinario comandato per oggi, sabato 4 luglio, dall’azienda proclamando un pomeriggio di sciopero.

La richiesta dell’impresa, che a Tolmezzo produce fanali per alcuni dei marchi premium dell’automotive, è dovuta – riportano i sindacati in una nota diffusa ieri per annunciare la protesta – alla necessità di recuperare «il ritardo accumulato nella produzione, quantificato in circa 10 mila fanali a settimana, pari al 17% dei volumi».

Ieri i delegati Rsu hanno incontrato i vertici aziendali, ai quali hanno ribadito con forza la propria

pc 6 luglio - Alla Stellantis S.Nicola Melfi - info - 100 auto in meno a turno

Eugenio Bonanata

Stellantis, a Melfi “100 auto in meno” per ogni turno

La ‘decrescita’, iniziata questa settimana, svelata da chi opera al Montaggio

Da ieri a S. Nicola di Melfi è iniziata una sorta di ‘decrescita’ programmata in casa Stellantis e si è infatti passati da un impostato di 296 a 196 vetture. È il cosiddetto passo 2 a 1. Stando a quanto svela una fonte al Montaggio, ogni due auto che passano sulla linea, segue un vuoto. Il mix è composto da Compass, Ds8 e ds7. Anche la Lancia Gamma sarebbe ai nastri partenza. “Sicuramente sulla linea si lavora meglio, è meno stressante produrre 100 auto in meno a turno”, sottolinea l’operaio. Che però, subito dopo, aggiunge: “Se dopo la tanto annunciata

pc 6 luglio - Israele: crimini di guerra quotidiani in Libano


“Israele spara a chi prova a tornare a casa”: il racconto dal sud del Libano

Angelo Calianno

“Mi sono fermato a Nabatiyeh per raccontare cosa rimane dei villaggi oggi occupati da Israele. Pur essendoci il cessate il fuoco, di cui nessuno si fida, gli attacchi sono quotidiani e a chiunque si avvicini troppo al confine, i soldati sparano a vista con i cecchini o lanciando droni esplosivi”.

Così Angelo Calianno dal Libano del sud, da Nabatiyeh, città da cui ha lavorato negli ultimi tre anni. Il reporter spiega che quando si parla di persone che “si avvicinano troppo al confine”, sono ragazzini e anziani che cercano di tornare nelle proprie case per recuperare qualcosa, anche solo un ricordo.

Calianno ha trascorso la giornata in pattuglia con i paramedici di Nabatiyeh. I Nabatyie Paramedics sono

domenica 5 luglio 2026

pc 5 luglio - Fatti che contano più delle parole

Leone XIV, papa americano ha rifiutato l'invito di Trump alla sua festa oscena, smargiassa di celebrazioni, con fiumi di soldi, del suo dominio, ed è andato a Lampedusa, dai migranti vivi o ammazzati dai governi dei moderni "tiranni", dal "sistema economico mondiale"; migrati che rappresentano tutti i popoli, tutti gli immigrati, da quelli dell'America cacciati da Trump, perseguitati e uccisi dalla polizia, a quelli dell'Europa, dell'Italia che li fa morire in mare, negando i soccorsi, e ora c'è la remigrazione/deportazione. 


pc 5 luglio - In piazza per la Palestina

 



pc 5 luglio - Siamo tutti antifascisti - le manifestazioni in Germania contro i neozanisti AFD

pc 5 luglio - La lotta in Sardegna contro il progetto Tavolara bay ottiene un risultato - info

Questa mattina il governo italiano ha ritirato l’autorizzazione unica n.74 del 2026 che aveva dato il via libera al progetto della Tavolara Bay a Cala Finanza.

A poche ore dalla manifestazione popolare, dopo la revoca dell’ordinanza del comune di Loiri e pochi giorni prima del responso del Tar, il governo italiano si arrende alla pressione del popolo sardo e revoca la ZES.

Questa può essere definita come una grande vittoria del popolo sardo

pc 5 luglio - SEANO (PRATO): SGOMBERO POLIZIESCO DEL PICCHETTO OPERAIO ALLA ACCA. 15 TRA LAVORATORI E SUDD COBAS IN QUESTURA. Massima solidarietà

Dal blog Slaicobas 

Lotte operaie. Sgombero poliziesco all’alba di oggi, venerdì 3 luglio 2026, del picchetto alla Acca di Seano, Prato, azienda di consegna pronto moda in tutta Europa che ha annunciato la chiusura, lasciando a casa 100 lavoratori. Dal 20 giugno è in corso un presidio-picchetto no stop, con Sudd Cobas, per impedire che l’attività continui come nulla fosse, mentre 100 lavoratori –migranti – sono sull’orlo del licenziamento. Una lotta dura, passata anche dal pestaggio di massa di qualche giorno fa, con un nugolo di padroncini arrivati ad hoc a Seano per caricare il picchetto, facendo alcuni feriti persino tra i poliziotti.

La stessa Polizia, con celere e blindati, è arrivata oggi per sgomberare il picchetto operaio di Seano. La lotta, però, prosegue a oltranza, nonostante

sabato 4 luglio 2026

pc 4 luglio - Stellantis Melfi: "Tornatevene a casa..." - Ma guardate che così cominciò la grande lotta dei "21 giorni" nel 2004...

STELLANTIS, MELFI: “TORNATEVENE A CASA, SIAMO SENZA MATERIALE”

«Appena abbiamo timbrato ci hanno detto “tornatevene a casa siamo senza materiale”. Alcuni di noi hanno preteso di lavorare, dovevano avvisarci prima, non siamo pecorelle».

«Appena abbiamo timbrato ci hanno detto “tornatevene a casa siamo senza materiale”. Alcuni di noi hanno preteso di lavorare, dovevano avvisarci prima, non siamo pecorelle».

Da Basilicata24.it del 27 giugno 2026

Lo strappo si è consumato ieri pomeriggio all’ingresso della fabbrica di San Nicola di Melfi. A quel punto una metà degli operai se n’è andata. Un’altra metà ha invece protestato coi sindacati, e dopo una trattativa coi vertici aziendali, è rimasta in fabbrica per il turno. “All’inizio – ci dice un operaio del Montaggio – a noi che siamo rimasti volevano darci la Cassa integrazione come agli altri, mentre noi abbiamo preteso che ci venisse segnata la giornata lavorativa intera, abbiamo messo la benzina per scendere in fabbrica, dovevano avvisarci prima che non c’era materiale, non siamo mica pecorelle”.

LO STRAPPO.
Momenti di tensione, quindi, determinati dalla mancata comunicazione qualche ora prima della carenza di materiale. “Ci hanno detto che un mezzo col materiale necessario, non era giunto in fabbrica. Ma potevano avvisarci due ore prima, come spesso fanno, e non farci scendere per poi comunicarci il ‘senza lavoro’ lì, non si fa così, operiamo in una multinazionale, non nella bottega del bosco: ci vuole più serietà”. Maestranze divise, quindi, tra chi è rimasto sulla linea, pretendendo di lavorare, e chi invece ha accettato la decisione e ha fatto macchina indietro facendo rientro a casa.

I PRECEDENTI: I 21 GIORNI DEL 2004
Da segnalare, inoltre, che episodi simili erano già accaduti nella ‘fabbrica integrata’ di San Nicola. Ad

pc 4 luglio - Il processo Ilva a Potenza sta diventando come un "carciofo"

Ieri, la Corte d'Assise di Potenza ha rigettato solo in parte le ignobili richieste degli avvocati degli imputati che volevano l'annullamento di tutte le perizie, indagini, rapporti, inchieste che hanno dato vita a Taranto al processo Ilva di 1° grado, ma le ha rigettate solo per 4 imputati: Riva Nicola, Luigi Capogrosso, Angelo Cavallo e Ivan Di Maggio - mentre per tutti gli altri imputati, compreso addirittura Fabio Riva, quelle perizie non valgono, accogliendo la tesi dei loro avvocati "perchè al momento dell'incidente probatorio non erano iscritti nel registro degli indagati".
Tant'è che il PM ha richiesto una nuova "perizia collegiale" affinchè quei dati, atti di indagine, costati anni e anni di indagini, invece valgano per tutti gli imputati che, tutti, coscientemente hanno sparso novìcività, tossicità, inquinamento di aria, terreni, VITE, non solo per i 4.

Sta di fatto che ad ogni piccolo passo avanti, si rischia di avere due passi indietro, in un processo che ad ogni udienza riceve delle "picconate" - che, sia chiaro, non riguardano le questioni tecniche, di articoli, di procedura, ecc. del processo in sè, ma riguardano ben altro, riguardano la giustizia verso gli operai, verso gli abitanti dei quartieri inquinati; riguardano la giustizia contro Riva e tutti i suoi complici che hanno sfruttato, hanno fatto morire, ammalare e che ancora dopo 12 anni non hanno alcuna condanna, mentre hanno già ottenuto una serie di reati prescritti e che un processo così importante, che riguarda centinaia e centinaia di persone, in cui gli operai sono morti in tanti modi, in cui tutti hanno un familiare malato di tumore, ecc. ecc.  venga trattato come un processo a "ladri di galline". Questo è in discussione, signori, CHIARO! 

Questa situazione non può essere accettata! Un processo ai padroni tra i maggiori sfruttatori e assassini, a politici, rappresentanti istituzionali, ecc. non può essere ad ogni udienza come un "carciofo" da sfogliare pezzo dopo pezzo. La "legge", "le "procedure" non rispettate, gli "errori" del processo di 1° grado, a cui come dei vampirti si buttano sopra gli avvocati ben pagati, Annicchiarico, Perrone, Raffo, ecc. ecc., non possono nascondere che ora "in nome della legge" questo processo può diventare la più ingiusta ingiustizia di classe.
Non può essere accettato che gli Annicchiarico si sentano a Potenza ancora di più a "casa loro", intervengono quanto e quando vogliono, per ripetere sempre le stesse cose allo scopo di non far andare avanti anche questo processo di Potenza (art.11 violato, tutti i giudici non potevano essere imparziali, dalla Todisco in poi, perchè vivono, respirano, abitano nella stessa città inquinata... e cazzate di questo genere), senza che nessuno gli dica "basta!".

Noi dello Slai cobas non ci stiamo a questa farsa. Ripartiremo a settembre con presidio al Tribunale, assemblee; non lasceremo tranquille le stesse udienze all'interno.
Ma non possiamo farlo solo noi! Gli avvocati dei Riva e complici fanno il loro sporco mestiere ben pagato, e glielo lasciano fare, anche gli avvocati delle parti civili che in tanti non si presentano alle udienze. Lo Slai cobas invece sta spendendo, come sempre, soldi, energie, ma occorre di più!
Ora, col nuovo avvio dell'8 settembre del processo è in discussione anche la validità dei verbali, prove testimoniali acquisite nel 1° grado che gli avvocati degli imputati vogliono cancellare. Questo non deve succedere. 
Da Antenna Sud
 

Da Domani - Simone Libutti
I giudici hanno respinto la richiesta delle difese di annullare l’incidente probatorio sulle perizie epidemiologiche e chimiche dell’ex Ilva. Un’ordinanza che evita il collasso del filone ambientale, già indebolito da prescrizioni, esclusioni di società e parti civili
L’ordinanza emessa permette di utilizzare la perizia nei confronti di quattro imputati: Nicola Riva, Capogrosso, cavallo e Di Maggio, che rappresentano la proprietà Ilva e i manager che di fatto erano gli esecutori di fiducia della medesima proprietà.
La contestazione della validità delle prove raccolte dal 2010 in poi rischiava di picconare giuridicamente anche l’ultimo filone – quello ambientale – rimasto in piedi nel processo nel capoluogo lucano. 

Per l’avvocata di parte civile Antonietta Ricci (dello Slai cobas Taranto - ndr), l’annullamento della perizia «avrebbe allungato i tempi del processo di 20-30 anni» perché «si sarebbero dovute fare da zero tutte le analisi, non tenendo conto dell’impossibilità di riprodurre le condizioni di quindici anni fa».
Questo avrebbe permesso probabilmente di ottenere anche la prescrizione per il filone riguardante il disastro ambientale".

pc 4 luglio - Torino - Aveva ragione il padre a fronte delle infami menzogne di Governo/ Poliziotti e stampa asservita

Indagato poliziotto per il ferimento di Marco Basoccu, colpito alla testa da un lacrimogeno durante il derby Toro-Juve

La Procura di Torino, tramite l’indagine guidata dal PM Scafi ha condotto ieri venerdì 3 luglio, l’interrogatorio di garanzia per un poliziotto della squadra mobile di Torino, accusato di aver sparato un lacrimogeno alla testa del tifoso juventino Marco Basoccu.

La Procura, a quanto si apprende dalle informazioni reperibili sui giornali, ha dovuto procedere con questa incriminazione a causa dei filmati che non lascerebbero molto spazio alle tesi strampalate fornite dalla Questura Torinese nelle ore subito dopo il ferimento e degli scontri.

Si evidenzia subito però una disparità di trattamento verso il poliziotto incriminato e come di solito si

pc 4 luglio - La lotta in Sardegna contro il resort per ricchi

di Cala Finanza da  UNIGCOM 

1 de Trìulas 2026.

Su pòpulu sardu si afirmat, superat sos ostàculos de sa cuestura de Tàtari e si torrat a apoderare de una plaia privada in Lu Fenosu (it.: Cala Finanza), in sos logos de su progetu "Tavolara Bay".
Comente UNIGCOM semus fierəs de àere fatu sa parte nostra, de àere giutu sa boghe de sos giòvanes traballadorəs e istudiantes sardos, pro torrare a nàrrere chi su sistema coloniale tenet sas bases suas in su sistema capitalìsticu, chi su modellu de isvilupu chi sighit a èssere impostu a pitzu de nois est una màchina de isfrutamentu e de esasperatzione de su discumbèniu sotziale a cale devimus fàghere fronte.
Comente ischimus, sa mobilitatzione ispontànea est unu sìntomu positivu dae sas massas in respusta a un'ingiustìtzia.
Pro custu naramus chi chie cheret depolititzizare su movimentu rispondende a coros de lota cun "A foras sa polìtica", no est indebilitende una manifestatzione sustentada e partetzipada isceti, ma est neghende sos trastos fundamentales de sa lota a chie oe at pigadu s'aficu de manifestare intre totu sas dificultades.
A s'anti-polìtica nois rispondimus cun s'organizatzione, a sa colonizatzione nois rispondimus cun sa lota, a sa polìtica italiana chi de tropu tempus invadet sa Sardigna devimus rispòndere cun sa polìtica sarda, costruida dae nois e pro nois.
Oe Lu Fenosu, cras un'àtera cala, un'àtera plaia, un'àteru sartu finas a cada tzitade e postu de traballu, finas a su sotzialismu e a s'indipendèntzia.

pc 4 luglio - Milano contro lo sgombero di Panetteria - info solidale