Caporalato, un bracciante agricolo in aula. prendevo quattro euro all'oraNel processo sono imputate 18 persone, tra cui alcuni imprenditori. Il viaggio sui furgoni e il lavoro in campagna: il racconto Antonio Bertizzolo18.09.2026 - 12:00
Ricatti sessuali alle braccianti indiane, la nuova schiavitù
«Prendevo quattro euro all’ora e non avevo vacanze e ferie». E’ un passaggio chiave, uno degli snodi della testimonianza di un bracciante agricolo straniero nel dibattimento dove viene contestato il reato di caporalato. Il processo si sta svolgendo in Tribunale a Latina. Sul banco degli imputati 18 persone tra cui alcuni imprenditori del territorio pontino, titolari di aziende agricole.
In aula hanno deposto con l’aiuto di un interprete i braccianti agricoli impegnati nelle campagne dell’Agro Pontino, originari del Bangladesh. Hanno ricostruito la giornata tipo: da quando venivano caricati sui furgoni e davano i soldi per il trasporto a Uttam per raggiungere il posto di lavoro, fino alla raccolta degli ortaggi.
«Sono arrivato in Italia nel 2010 - ha detto un bracciante - lavoravo sei giorni a settimana, la domenica non lavoravo, prendevo quattro euro all’ora, davo sei euro per il trasporto quando mi venivano a prendere per portarmi sul luogo di lavoro».
I testimoni hanno riferito inoltre che pagavano cento euro di affitto al mese e vivevano in nove ma anche in dieci nello stesso appartamento. I fatti contestati risalgono in un periodo che va dal 2018 e al 2019 e sono venuti alla luce a seguito di una complessa attività di indagine della Polizia. «Ogni mille carote prendevo 40 euro», ha aggiunto un altro testimone, confermando quello che era emerso nel
La situazione nella Palestina non è cambiata, vanno avanti il genocidio, le uccisioni mirate da parte dello Stato sionista d'Israele appoggiato dall'imperialismo americano e
da tutte le potenze imperialiste occidentali, con la connivenza espressa dall’ astensione al Consiglio di sicurezza dell'ONU da parte di Russia e Cina rispetto al piano genocida di occupazione e cancellazione della
Palestina presentata da Trump e realizzata, nelle intenzioni, attraverso il “board” della pace, ribadito, peraltro, proprio in queste ore all'Assemblea dell'ONU. Tutte le potenze imperialiste, quindi, sono,
direttamente o indirettamente, a sostegno del genocidio e le critiche che pure vengono fatte a Netanyahu, qua e là dai governi, l'ultima anche dalla tribuna dell'ONU, da Macron, sono pure ipocrisia che non cambiano
lo stato delle cose per il popolo palestinese e soprattutto sono pura ipocrisia perché intanto viene lasciata mano libera al regime sionista di Netanyahu di procedere non solo all'occupazione di Gaza e alle uccisioni
ma anche alla progressiva annessione della Cisgordania che, pezzo dopo pezzo, viene strappata dai coloni appoggiati dall'esercito al popolo palestinese. Di fronte a questo obbrobrio e scandalo generale, le potenze imperialiste
non hanno fatto nulla, anzi, sostengono politicamente e militarmente - soprattutto militarmente - lo Stato sionista di Israele.
Quindi è naturale che debba essere ampia e forte la ripresa generale del movimento di solidarietà con la Palestina.
Il movimento di solidarietà non attraversa un periodo felice, sia perché con la caduta dell'attenzione dei mass media sopraggiunta alla cosiddetta “proposta di pace”
lanciata da Trump e sostenuta a suo modo dallo stato sionista di Israele, è calata l'attenzione dell'opinione pubblica e delle masse popolari che avevano portato alla gigantesca mobilitazione dell'anno scorso
con la grande manifestazione nazionale di Roma del 4 ottobre.
Ora, evidentemente, la situazione è diversa, ma in questa situazione diversa spetta alle forze proletarie, solidali, antimperialiste, di fare fino in fondo la propria parte.
E in forme molto lente questo sta avvenendo. Segnaliamo soprattutto delle proposte nazionali che permettano al movimento nel suo insieme di esprimersi, al di là delle iniziative
locali che non sono mai venute meno.
La rivolta sociale del 22 settembre 2025 a Milano ha mostrato, attraverso la pratica dello sciopero e del blocco, fino a che punto il rifiuto del genocidio del popolo palestinese fosse generalizzato: sia quantitativamente, per il suo carattere di massa, sia qualitativamente, quale rifiuto dell’ordine sociale tutto. La saturazione si è realizzata per l’intuizione profonda, corporea e quotidiana, delle dinamiche del sistema politico-economico capitalista che favorisce la violenza dovunque e in senso speculativo, ovvero la giustifica moralmente. In altre parole, la saturazione ha portato la singola persona ad avere uno sguardo totale sull’ingiustizia. Fino a quel punto, la propria o altrui sofferenza non veniva vista come strutturale.
Il punto di non ritorno individuale e collettivo – ciò che ci ha spinto inequivocabilmente ad agire, secondo uno spettro che va dalla presa di posizione simbolica alle pratiche di piazza radicali – è stato raggiunto perché la missione della Global Sumud Flotilla ha offerto un
I dati Istat Il rapporto deficit/Pil nel 2025 si ferma al 3,1%. Male. Sotto il 3% l'Italia sarebbe uscita dalla procedura per deficit eccessivo aperta da Bruxelles; sopra, ci resta
L'Istat certifica il numero che il governo aspettava con più ansia: il rapporto deficit/Pil nel 2025 si ferma al 3,1%. Male. Sotto il 3% l'Italia sarebbe uscita dalla procedura per deficit eccessivo aperta da Bruxelles; sopra, ci resta. La traiettoria promessa, conti in ordine, meno tasse e crescita, semplicemente non c'è.
Rimanere in procedura di infrazione preoccupa non poco palazzo Chigi: significa non avere le mani libere sulla spesa per il riarmo. L'Unione europea consente ai governi di scorporare dal calcolo del deficit fino all'1,5% del Pil di spesa militare aggiuntiva, ma solo per i paesi sotto la soglia del 3% di deficit. L'Italia sperava di esserlo nel 2025, ma non è così. E ora l'uscita dalla procedura non potrà avvenire prima del 2027, a ridosso delle elezioni, o forse dopo.
Considerato l'obiettivo del 5% del Pil in spese per la difesa da raggiungere entro il 2035, fissato al vertice Nato dell'Aja nel giugno 2025, si capisce il nervosismo del governo. Facciamo due conti. Oggi,
L'Assemblea dell'ONU negli ultimi anni è diventata una “fiera delle chiacchiere” in cui diversi governi imperialisti e Paesi servi dell'imperialismo la fanno
da padrone sotto la regia del Consiglio di Sicurezza e dell'alta carica dell'ONU che la dirige.
Anno dopo anno, le cose sono andate sempre peggio e la Presidenza Trump l'ha trasformata in un'occasione per propagandare la linea dell'imperialismo americano già
attuata e per ricattare gli altri paesi imperialisti, i governi dei paesi oppressi dagli imperialisti e, sostanzialmente, per fare dell'ONU uno show, come giustamente si è detto. Naturalmente quanto più diventa
uno show tanto meno esso conta. E che l'ONU conti sempre meno nel mondo è espresso in maniera evidente negli ultimi anni dalla drammatica situazione che vede in corso d'opera il genocidio del popolo palestinese.Israele non ha mai rispettato le risoluzioni dell'ONU - anche quelle più blande - e quindi da tempo dovrebbe essere, secondo le regole di un qualsiasi condominio, cacciato dall'ONU
stesso e trasformato in uno Stato canaglia da eliminare, da superare, dato che esso come Stato canaglia è stato costruito e non certo come realtà che possa rappresentare il suo popolo. Nella sostanza quella che
è stata fatta dall'ONU è l'infamia originaria che ha fatto passare, grazie agli uffici delle potenze imperialiste, l'insediamento sionista di Israele nella Palestina.
Ma proprio la Palestina ha dimostrato che l'ONU non serve a nulla e con buona pace di Francesca Albanese che, rispettata da tutti, sta da tempo facendo una battaglia quasi isolata nel
campo di quelle
Appello per il 10 ottobre come giornata di mobilitazione nazionale per la Palestina
Dopo tre anni di genocidio a Gaza, il popolo palestinese continua ad affrontare massacri, assedio, carestia e pulizia etnica, mentre in Cisgiordania si intensificano i raid militari e le violenze dei coloni.
Nonostante il calo dell'attenzione mediatica e le false pacificazioni, i crimini e l'oppressione non si sono fermati. Il nostro dovere è riportare la centralità della lotta palestinese al centro del movimento politico e popolare in Italia.
La causa palestinese non può essere liquidata come mera emergenza umanitaria, è una lotta politica per la liberazione. Il 10 ottobre scendiamo in piazza in tutte le città italiane per la fine immediata del genocidio, lo sblocco degli aiuti e il ritiro dell'esercito di occupazione.
Saremo in piazza al fianco di tutti i popoli della regione che resistono all'imperialismo e alle aggressioni sioniste - in Yemen, Libano, Siria, Iraq e Iran - e contro le politiche di guerra che devastano i territori e le popolazioni. Esprimiamo inoltre piena solidarietà a chi, anche in Italia, subisce la repressione per essersi mobilitato al fianco del popolo palestinese e contro il genocidio.
LE NOSTRE ISTANZE:
* Stop alla guerra e all'economia di guerra: Blocco immediato del riarmo, contro l'aumento della spesa
a Roma la presentazione del rapporto di Francesca Albanese
Mille persone a Roma per la presentazione di "Tortura e genocidio", in edicola in abbinata con il Fatto quotidiano. A tenere i fili della serata la condirettrice del Fatto, letture di Laura Morante e musica di Pasquale Filastò
“La tortura collettiva inflitta da Israele ai danni dei palestinesi resterà il segno distintivo del genocidio”. Francesca Albanese, relatrice Speciale ONU sui territori palestinesi occupati, ha descritto e raccontato le storie di abusi e violenze subite dai palestinesi, da Gaza fino in Cisgiordania, nel corso della presentazione a Roma con mille persone, nell’area di SpazioTempo (ex Circolo degli artisti), dell’ultimo rapporto presentato a marzo 2026 a Ginevra al Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite.
In dialogo con Maddalena Oliva, condirettrice de il Fatto Quotidiano – tra letture di Laura Morante e musiche di Pasquale Filastò – la relatrice delle Nazioni Unite ha ricordato come nel rapporto, pubblicato per la prima volta in italiano da PaperFirst e in edicola in abbinata con il Fatto quotidiano, emerga con prove schiacchianti l’uso sistematico della tortura da parte di Israele contro i palestinesi.
“Sono decine di migliaia ad essere stati arrestati e detenuti, donne, uomini, bambini palestinesi nelle carceri israeliane dopo il 7 ottobre. Le prove dei maltrattamenti e degli abusi, dell’uso della tortura e anche dello stupro nei confronti di uomini e donne è stato documentato non soltanto da me, ma da organizzazioni non governative palestinesi, israeliane, dalla Commissione indipendente delle Nazioni Unite su Israele e Palestina, prima ancora dal Comitato sulla prevenzione della tortura. Dinanzi a questa
La verità di chi il sangue lo butta davvero in catena.
Scrivo con le mani sporche e la schiena che ogni giorno paga il prezzo di decisioni prese da chi non sa nemmeno cosa significa stare sulla catena. L’azienda ha deciso di aumentare la produzione: si passa da 140 auto a turno a 205 auto a turno su Tonale, mentre da 380 auto a 405 auto a turno su Panda. Una scelta che, come sempre, viene presentata come un grande passo avanti. Ma la verità è che mentre aumentano la cadenza, continuano a sfruttare gli ammortizzatori sociali, così si produce di più ma lavorando meno giorni. In linea di massima sarà difficile che lavoreremo 5 giorni su 5 così sfruttando la sempre pronta scusa della mancanza materiale, ci faremo i soliti 2 giorni a settimana di ammortizzatori sociali. D’altronde bisogna pur giustificare, sulla carta, la richiesta accettata di un altro anno di contratto di solidarietà (CDS). Nei fatti pratici questo significa una cosa sola per l’azienda: due giorni di paga risparmiati, tanto ci pensa l’INPS, con un ulteriore risparmio sulla gestione dovuta agli impianti fermi pur sempre ottenendo la produzione necessaria. Questo dal punto di vista collettivo, ma poi c’è quello individuale dove ognuno di noi sarà chiamato a fare giorni di CDS a rotazione. Questo stato delle cose, fa capire benissimo il grado di ricattabilità che subiamo: “O fai quello che dico io o a casa in CDS”. Succede che per il solo turno A, quando lavora la Panda non lavora il Tonale e viceversa, per tanto ci
Celebrare
ovunque il 22o
anniversario della formazione del Partito
con zelo ed entusiasmo
rivoluzionario!
Sconfiggere
i vili tentativi dei liquidazionisti traditori di fare del nostro
un
partito aperto e legale, seguire strettamente una forte metodologia
leninista!
Rafforziamo
le tre armi magiche, Partito, Esercito Popolare e Fronte Unito
per
sviluppare pianificate zone di guerriglia e basi guerrigliere!
Sconfiggere
tutti gli attacchi alla linea del Partito stabilita dal Congresso di
Unità- Nono Congresso e organizzare la largehe masse per la vittoria
della Rivoluzione di Nuova Democrazia!
Cari compagni e popolo
In
occasione del 22° anniversario della fondazione del nostro partito,
il PCI(Maoista), rivolgiamo i nostri più sinceri auguri ai nostri
compagni e a tutto il popolo. È importante che noi comprendiamo di
essere un popolo che non conosce paura, che resta saldamente al
fianco del partito e disprezza quanti lo hanno abbandonato. Abbiamo
continuato ad avanzare combattendo gli attacchi fascisti nella forma
della politica Surajkund.
In
questa data storica dobbiamo prima rendere umile omaggio a tutti i
martiri che hanno sacrificato la vita seguendo questa nuova linea e
ai caduti durante il processo di costruzione del partito, in
particolare tutti i compagni del Comitato Centrale e i coraggiosi
compagni e combattenti del PLGA che hanno dato la vita per illuminare
il cammino della Rivoluzione di Nuova Democrazia nel nostro Paese. I
nostri fondatori, il compagno Charu Majumdar e il compagno Kanhai
Chatterjee, insieme ai compagni Shyam, Murli, Mahesh, Shamser Singh,
Basvarju, Kishan da, Raju da, Kosa da, Vivek da, Chalpati, Hidma e
altri, continueranno per sempre a ispirarci a marciare avanti per
realizzare “l'assalto il cielo” della Rivoluzione di Nuova
Democrazia nel nostro Paese. Hanno dimostrato che la dedizione
all'ideologia del MLM può portarci a realizzare prodigi per i popoli
del mondo. Compagni, impegniamoci a restare saldi sulla linea
politica del partito e a rimanere dei veri soldati del partito per
tutta la vita. Inoltre, con lo stesso spirito e la stessa
determinazione, dobbiamo manifestare il nostro profondo odio verso le
forze opportuniste, liquidazioniste e revisioniste, verso i traditori
della rivoluzione come Venugopal, Devji, Balraj (alias Bacha Prasad
Singh), Darshan Pal, Arjun Prasad Singh, Harmanpreet, Gopal Mishra,
Prashant Rahi, Raju (alias KP), Seema-Vishwavijay e altri. Giuriamo
di lottare fino all'ultimo respiro contro queste deviazioni e linee
del tradimento, per riuscire a proseguire nel nostro compito centrale
dell'attuale fase storica: salvaguardare il partito, il PLGA e il
Fronte Unito, riattivare le zone di guerriglia e basi guerrigliere
che hanno subito battute d'arresto; costruire il partito, il PLGA e
il Fronte Unito nelle diverse regioni del Paese per far avanzare e
sviluppare la guerriglia, la partecipazione ai movimenti popolari
spontanei per trasformarli in movimenti organizzati, avanzando
ulteriormente nella costruzione del partito, del PLGA e del Fronte
Unito. Ricordate: salvaguardare questo compito significa lottare
contro i liquidazionisti, che vogliono rendere legale e pubblico il
partito, che di fatto equivale a distruggere un partito degno di
essere definito comunista, di forgia leninista.
Naxalbari
ha rappresentato il momento di svolta nella storia del movimento
comunista in India. Oltre a rappresentare la rabbia intrinseca dei
nullatenenti e della classe operaia contro feudalesimo, capitalismo
burocratico compradore e imperialismo, quell'evento ha segnato una
svolta decisiva, tracciando una netta linea di demarcazione tra
revisionismo moderno e i veri rivoluzionari comunisti. Il compagno
Charu Mazumdar ha chiarito l'importanza di Naxalbari affermando:
"Naxalbari ha anche strappato la maschera alla cricca
neo-revisionista guidata da Ranadive, Namboodiripad, Sundarayya e
soci, decretandone la fine. La perfidia di questi dirigenti
neo-revisionisti, al pari di quella dei seguaci di Dange, non conosce
limiti. Proprio mentre sta per scoppiare la rivoluzione sociale, a
lungo attesa, agiscono come ultima riserva delle classi dominanti
reazionarie, intrappolate nelle maglie di una crisi economica e
politica sempre più profonda. Celando le loro reali intenzioni
dietro una retorica di sinistra, hanno abbandonato il marxismo per
difendere l’odioso vecchio regime; ma non c’è dubbio che le
forze rivoluzionarie li getteranno nella pattumiera della storia e
marceranno verso la Democrazia Popolare e il Socialismo". Il
nostro partito, il PCI(Maoista) è nato proprio da questo processo di
netta distinzione tra le forze revisioniste moderne e quelle
comuniste.
Sin
dalla sua fondazione, il 21 settembre 2004, in poi il nostro partito
ha condotto una lotta ferma e intransigente contro le correnti
opportuniste, liquidatrici e revisioniste, dal gruppo minoritario del
Karnataka fino a Seema-Viswavijay. Come affermava il compagno Kanhai
Chatterjee: "Solo smascherando gli opportunisti" è
possibile costruire una vera unità fondata sulla prassi concreta.
Ciò è stato chiaramente dimostrato dalla fusione delle due grandi
correnti della rivoluzione indiana, rappresentate dal PCI(ML)PW e il
MCCI; tale fusione lanciò un poderoso appello all'unità tra le
autentiche forze comuniste, per smascherare e combattere le forze
opportuniste e revisioniste di ogni sorta, sia all'interno che
all'esterno del campo rivoluzionario.
La
storica giornata del 21 settembre segna una distinzione fondamentale
tra il marxismo-leninismo-maoismo e il revisionismo moderno. Poco
dopo la dichiarazione di fusione, nel 2007 si tenne il Nono
Congresso, Congresso di Unità. Tale Congresso ha segnato il
consolidamento politico-ideologico dell'unità dichiarata nel 2004.
Si può dire che la linea politica del Nono Congresso (Congresso di
Unità) si fonda sulla solida unità organizzativa tra due correnti,
portando alla formazione di un nuovo partito: il PCI (Maoista). Oggi,
i liquidatori –rappresentati da figure come Venugopal, Devji,
Seema-Vishwavijay e altri– si oppongono all'unità del partito,
vogliono trascinare il popolo di questo Paese indietro nel tempo, a
quando non esisteva un partito unificato e il futuro del proletariato
era avvolto nell'oscurità. Non vogliono chiarezza sulla questione
della via rivoluzionaria. Si oppongono alla chiarezza politica e alla
fermezza che il proletariato ha conquistato attraverso la sua
risoluta lotta contro i revisionisti moderni dell'epoca.
Dunque
per i liquidazionisti dei nostri giorno, ciò che più detestano sono
documenti approvati dal congresso del partito nel 2007. Tra questi il
documento sul MLM, lo statuto del partito, il programma del partito,
la risoluzione politica e la strategia e tattica del partito. Se un
membro del partito esprime la propria opinione politica –al di
fuori delle strutture del partito stesso, oppure tra le masse, i
quadri o i simpatizzanti– in contrasto con la linea stabilita nei
documenti approvati al Nono Congresso (Congresso di Unità), ciò
costituisce una violazione del centralismo democratico. Gli
opportunisti utilizzano questo metodo per portare avanti i loro piani
antipartito.
Vediamo
ora cosa c'è di specifico nella giornata del 21 settembre che
suscita la più accesa opposizione da parte dei liquidatori:
1)
Il documento di costituzione del partito, approvato dopo
l'unificazione del 21 settembre 2004, stabilisce che fino al
completamento della Rivoluzione di Nuova Democrazia (RND) il partito
deve operare in clandestinità; ciò è in netto contrasto con la
pretesa dei liquidatori che il partito dovrebbe operi apertamente.
Tutti i liquidatori si oppongono a questa fondamentale linea
leninista.
2)
Il documento di costituzione del partito, approvato dopo
l'unificazione del 21 settembre 2004, stabilisce che la lotta armata
rimarrà la forma principale di lotta e l'esercito la forma
principale di organizzazione di questa rivoluzione; di conseguenza,
la lotta armata svolgerà un ruolo decisivo. Le organizzazioni di
massa e le lotte di massa sono necessarie e indispensabili, ma il
loro scopo è quello di servire alla guerra. Il compito immediato e
più urgente del partito è costituire un vero Esercito di
Liberazione Popolare (PLA) e creare basi d’appoggio, sviluppando e
trasformando le zone di guerriglia e basi guerrigliere. La linea
liquidazionista di Venugopal e Devji costituisce un attacco alla
linea politica del partito: essi propongono infatti di fondere la
linea della Guerra Popolare Prolungata (PPW) con quella
dell'insurrezione generale.
3)
Il documento di costituzione del partito, approvato dopo
l'unificazione del 21 settembre 2004, stabilisce inoltre che ogni
membro del partito deve far parte di una delle unità del partito
stesso. Questa disposizione ha infastidito molti dei nostri
liquidazionisti, i quali ritengono di avere una statura tale da non
poter essere inquadrati nella struttura del partito. Seema e
Vishwavijay ne sono esempi emblematici.
4)
Il documento programmatico del partito, approvato in seguito
all'unificazione del 21 settembre 2004, stabiliva che la
contraddizione tra feudalesimo e le vaste masse popolari fosse la
contraddizione principale, mentre le contraddizioni primarie erano
individuate nel conflitto tra imperialismo e popolo indiano e in
quello tra feudalesimo e le vaste masse popolari. Laddove per i
liquidazionisti del congresso di unificazione (il nono congresso) la
contraddizione principale è quella contro la borghesia compradora
(CBB) – una linea, questa, propria del CPM contro cui si batterono
i nostri compagni fondatori CM e KC – la linea adottata fu invece
quella sancita dal documento approvato dopo la storica fusione del 21
settembre.
5)
Molti esponenti della corrente liquidazionista, come Raju, Darshan
Pal, Joginder Singh e Harmanpreet, ritengono che in alcune regioni
dell'India, quali il Punjab e l'Haryana, il capitalismo sia ormai
presente nei rapporti di produzione, perciò sostengono che in tali
aree non si debba condurre la Guerra Popolare di lunga durata e che
il partito debba operare pubblicamente e legalmente. Ciò è in netto
contrasto con il documento su strategia e tattica approvato al nono
congresso (tenutosi dopo la costituzione del partito il 21 settembre
2004), il quale riconosceva che, sebbene parte dei proprietari
terrieri in Punjab e Haryana possieda moderni mezzi di produzione,
impieghi braccianti agricoli, supervisioni la coltivazione, produca
per il mercato e reinvesta nell'agricoltura una quota del plusvalore,
tale categoria rappresenta una forma di capitalismo nell’agricoltura.
Tuttavia, si tratta di un capitalismo distorto che contribuisce a
perpetuare valori feudali, ostacola uno sviluppo economico libero e
indipendente –aggravando così lo sfruttamento imperialista– e si
oppone alla democrazia e agli interessi del Paese. Molti proprietari
terrieri, come la maggior parte dei vecchi aristocratici, sono anche
industriali compradori.
Appello
ai compagni
In
questa giornata storica, invitiamo tutti i membri del partito a
celebrare il 21 settembre nelle rispettive aree con grande entusiasmo
e nel rispetto della tradizione rivoluzionaria. Per salvare il
partito e far avanzare il movimento rivoluzionario, tutti i membri
devono elaborare immediatamente un piano d'azione futuro,
concentrandosi sui seguenti punti:
I
membri del partito che hanno perso il coordinamento con la direzione
devono adoperarsi per ripristinarlo immediatamente. È necessario
ristabilire il collegamento con l'organo dirigente superiore e
portare avanti il proprio lavoro sotto la guida della direzione del
Partito.
Intensificare
la lotta contro opportunismo, liquidazionismo e revisionismo,
conducendo un'attiva battaglia ideologica al fine di preparare il
maggior numero possibile di quadri clandestini.
Va
mantenuto il massimo rigore nell'applicazione dei metodi di lavoro
clandestino. Qualsiasi negligenza nelle attività clandestine non
solo attira la repressione statale ma porta anche alla distruzione
del partito.
Trasformare
i movimenti spontanei delle masse contro lo Stato indiano in
movimenti organizzati; a tal fine, è necessario stringere legami
profondi con le masse.
Appello
al popolo
In
questa data storica per il proletariato mondiale, rivolgiamo un
appello al popolo a celebrare con grande entusiasmo la ricorrenza del
21 settembre e partecipare alla lotta politico-ideologica in corso
contro gli opportunisti di destra. Invitiamo ognuno a verificare
personalmente i fatti e le affermazioni del nostro partito e a
impegnarsi a leggere con attenzione tutti i nostri articoli e
comunicati stampa. Questo dibattito deciderà il corso della
rivoluzione indiana e le sorti delle masse popolari del Paese. Solo
rimanendo fedele alla sua natura di partito, l'organizzazione potrà
difendere gli Adivasi dal saccheggio imperialista, proteggere i Dalit
dalle atrocità del sistema delle caste e le donne dal patriarcato
feudale di stile brahmanico; soprattutto, potrà sostenere la classe
lavoratrice nella sua lotta militante contro latifondisti, i padroni
delle fabbriche, appaltatori, mafie, burocrati corrotti e così via.
Chiamiamo perciò il popolo a comprendere l'importanza di
salvaguardare il partito. Facciamo inoltre appello a intellettuali,
avvocati e democratici delle varie professioni a sostenerci
nell'aiutare i prigionieri politici detenuti nelle carceri del Paese,
supportandoli nelle loro battaglie legali e nella lotta per la
sopravvivenza in carcere. Chiediamo infine a tutte le forze
democratiche di unirsi contro le torture e le esecuzioni
extragiudiziali ai danni dei rivoluzionari maoisti e di esigere
l'immediata liberazione di rivoluzionari comunisti quali i compagni
Pramod Mishra, Sagar Da, Sheila Di, Kishore Da, Deepak Rao e altri
ancora.
Il movimento operaio palestinese ribadisce la propria solidarietà ai lavoratori di tutto il mondo che resistono a ogni forma di oppressione, e chiede un’azione globale per porre fine alla complicità nel genocidio e nell’apartheid in corso perpetrati da Israele, a partire da venerdì 20 novembre fino alla Giornata internazionale di solidarietà con il popolo palestinese di domenica 29 novembre 2026.
Il prossimo novembre, noi, sindacati e federazioni palestinesi sottoscritti, rinnoviamo con urgenza il nostro appello ai sindacati di tutto il mondo:
Per sostenere e difendere i diritti inalienabili del popolo nativo della Palestina come sancito dal diritto internazionale, in particolare il diritto dei nostri rifugiati a tornare a casa e a ricevere risarcimenti, e
Per intensificare la pressione del movimento BDS per porre fine a ogni complicità statale, aziendale e istituzionale nell’occupazione illegale, nell’apartheid e nel genocidio perpetrati da Israele.
Genocidio in corso a Gaza
Mentre ci avviciniamo al terzo anniversario dall’inizio del genocidio israeliano in corso a Gaza e alla Giornata internazionale di solidarietà con il popolo palestinese, e alla luce dell’accelerazione da parte di Israele in termini di pulizia etnica, di annessione territoriale, di violenza dei coloni e pogrom in Cisgiordania , e della depravata repressione violenta dei nostri prigionieri, ricordiamo a noi stessi che la ferita di uno è la ferita di tutti. Il genocidio israeliano trasmesso in diretta streaming, unito alle guerre e alle minacce di aggressione dei suoi partner imperialisti a Washington, sta portando al collasso del rispetto per il diritto internazionale, per i diritti umani e per i diritti dei lavoratori, minacciando l’umanità intera, non solo i palestinesi.
Oggi, la lotta palestinese per la giustizia è al centro della battaglia contro un ordine mondiale basato sul principio “la forza fa la legge”, imposto dall’asse genocida USA-Israele e reso possibile dalle potenze coloniali. Mentre le guerre di aggressione di Israele contro i popoli della regione si estendono dal Libano alla Siria e dallo Yemen all’Iran, e mentre gli Stati Uniti minacciano i popoli di Cuba, Groenlandia, Venezuela e Oman (tra gli altri), è chiaro che quasi nessuno è al sicuro da questa discesa nell’abisso.
L’asse Israele-USA sta conducendo la sua guerra per il Grande Israele senza alcuna considerazione per la recessione globale (forse persino una depressione) che sta potenzialmente creando e per i suoi impatti a livello mondiale. Ciò include l’aggravarsi della crisi del costo della vita, le misure di austerità, la crisi abitativa e l’insicurezza alimentare, tra gli altri problemi. I bilanci militari stanno crescendo a scapito della sanità, dell’edilizia abitativa e dell’istruzione. I primi a risentirne sono i lavoratori e le loro famiglie. Le richieste di prezzi accessibili, salari equi, servizi sociali migliori e più numerosi e costi della vita più bassi sono organicamente connesse alle richieste di porre fine alle astronomiche spese militari, alle spietate privatizzazioni e alla complicità globale nei crimini israeliani. Questo ci riguarda tutti e quindi dovrebbe unirci tutti. Laddove gli Stati non rispettano il diritto internazionale e non pongono fine alla propria complicità, i lavoratori e i loro sindacati devono assumere su di sé il ruolo di guida nell’azione finalizzata a mettere fine a tale complicità!
La nostra lotta per la giustizia in Palestina è inseparabile dalla lotta globale contro il razzismo sistemico, lo sfruttamento, la devastazione climatica e ogni forma di oppressione.
È dovere dei sindacati garantire che i lavoratori che rappresentano – siano essi impiegati nei porti, sulle navi, nelle aziende o negli uffici governativi – non siano coinvolti, spesso a loro insaputa e/o senza il loro consenso, in azioni di complicità rispetto a crimini atroci in ogni dove, compresi i crimini di guerra, i crimini contro l’umanità e il genocidio perpetrati da Israele contro il nostro popolo.
Le decisioni del 2024 della Corte Internazionale di Giustizia (CIG) – secondo cui Israele sta plausibilmente commettendo un genocidio, la sua occupazione è illegale e le sue politiche equivalgono ad apartheid – rendono la fine di ogni complicità nei crimini di Israele non solo un obbligo morale, ma anche legale. Stati, istituzioni (compresi i sindacati) e aziende devono imporre sanzioni mirate e legittime a Israele. Facciamo appello a tutti gli organismi sindacali e alle organizzazioni della società civile di tutto il mondo affinché si organizzino, promuovano e trasformino la solidarietà in azioni strategiche concrete nei dieci giorni che precedono la Giornata internazionale di solidarietà con il popolo palestinese, dal 20 al 29 novembre 2026.
Noi, sindacati palestinesi sottoscritti, invitiamo i lavoratori e i sindacati di tutto il mondo ad intensificare il loro sostegno alla nostra lotta di liberazione attraverso le seguenti azioni:
Organizzare, partecipare e amplificare azioni pacifiche a livello globale per celebrare la Giornata internazionale di solidarietà con il popolo palestinese, da venerdì 20 novembre a domenica 29 novembre.
Adottare politiche di approvvigionamento etico (EPP) e, ove applicabile, politiche di investimento etico (EIP) che escludano le società implicate in gravi violazioni dei diritti umani ovunque, inclusa la Palestina;
Esercitare pressioni sulle aziende e sulle istituzioni in cui lavorano affinché cessino qualsiasi complicità, interrompendo i contratti che supportano direttamente o indirettamente i crimini atroci di Israele e adottando l’EPP e/o l’EIP ;
Rifiutare qualsiasi accordo razzista con Israele che faciliti la sostituzione e l’ulteriore oppressione dei lavoratori palestinesi;
Interrompere e bloccare pacificamente il trasferimento di forniture militari, energetiche e di altro tipo a duplice uso verso Israele, mediante:
Partecipare ad azioni volte a identificare e fermare il trasferimento illegale via mare, terra o aria, anche esercitando pressioni sugli Stati affinché applichino gli obblighi internazionali relativi a tali spedizioni e facendo pressione sugli attori aziendali complici,
Rifiutarsi di gestire forniture militari israeliane o destinate a Israele, energia e altri carichi a duplice uso;
Esercitare pressioni sui governi affinché rispettino i loro obblighi legali a seguito delle sentenze della Corte Internazionale di Giustizia del 2024, come affermato dagli esperti delle Nazioni Unite in materia di diritti umani, imponendo, come minimo, “un embargo totale sulle armi contro Israele, bloccando tutti gli accordi, le importazioni, le esportazioni e i trasferimenti di armi, compresi quelli di articoli a duplice uso che potrebbero essere utilizzati contro la popolazione palestinese sotto occupazione”, nonché annullando o sospendendo “le relazioni economiche, gli accordi commerciali e le relazioni accademiche con Israele che potrebbero contribuire alla sua presenza illegale e al regime di apartheid nei territori palestinesi occupati”;
Tagliare tutti i legami con la federazione coloniale israeliana Histadrut ed espellerla, insieme a tutti i sindacati e le associazioni israeliane (accademiche, mediche, ecc.) similmente complici, da tutte le competizioni internazionali per un periodo di tempo limitato.
Dichiarare il proprio sindacato Zona Libera dall’Apartheid (ZAF) per porre fine alla complicità aziendale e istituzionale con i sistemi di oppressione, in particolare il regime di apartheid e il genocidio israeliano contro il popolo palestinese.
Firmatari:
Federazione Generale dei Sindacati Palestinesi (PGFTU), Gaza
Federazione Generale dei Sindacati Palestinesi (PGFTU), Gerico
Unione Generale dei Lavoratori Palestinesi (GUPW)
Unione Palestinese dei Lavoratori Postali, Informatici e delle Telecomunicazioni
Federazione dei sindacati indipendenti
La Nuova Federazione Palestinese dei Sindacati
Associazione dei dipendenti del settore finanziario – Palestina
Sindacato dei dipendenti dei servizi sanitari
Sindacato dei lavoratori degli asili nido e delle scuole private
Sindacato dei lavoratori degli enti locali
Unione degli elettricisti palestinesi
Sindacato dei dipendenti della Southern Electricity Company
Unione Palestinese dei Servizi Postali
Associazione Palestinese di Pittori e Intonacatori
Unione delle autorità locali del Sud
Palestine Unions: Global Call for Worker Action Against Genocide
The Palestinian labour movement reiterates its solidarity with workers across the world resisting all forms of oppression and calls for global action to end complicity in Israel’s ongoing genocide and apartheid from Friday, November 20th, leading up to the International Day of Solidarity with the Palestinian People on Sunday, November 29th, 2026.
This coming November, we the undersigned Palestinian trade unions and federations urgently renew our call to unions around the world:
Uphold and defend the inalienable rights of the Indigenous people of Palestine as stipulated in international law, particularly the right of our refugees to return home and receive reparations, and
Escalate BDS pressure to end all state, corporate, and institutional complicity in Israel’s illegal occupation, apartheid, and genocide.
Ongoing Genocide in Gaza
While approaching the third anniversary of the beginning of Israel’s ongoing genocide in Gaza and the International Day of Solidarity with the Palestinian People, and in light of Israel’s accelerating ethnic cleansing, annexation, settler violence and pogroms in the West Bank, and depraved violent repression of our prisoners, we remind ourselves that an injury to one is an injury to all. Israel’s livestreamed genocide, coupled with the wars and threats of aggression by its imperialist partners in Washington, is leading to the collapse of respect for international law, human rights, and workers’ rights, threatening humanity at large, not just Palestinians.
Today, the Palestinian struggle for justice is at the heart of the battle against a world order of “might makes right” that is being imposed by the US-Israel genocidal axis and enabled by colonial powers. As Israel’s wars of aggression against the peoples of the region expand from Lebanon to Syria and from Yemen to Iran, and as the US threatens the peoples of Cuba, Greenland, Venezuela, Oman, among others, it is clear that hardly anyone is safe from this descent into the abyss.
The Israel-US axis is waging its war for Greater Israel without any consideration for the global recession (maybe even depression) it is potentially creating and its impacts globally. This includes the exacerbation of the cost-of-living crisis, austerity measures, the housing crisis, and food insecurity, among others. Military budgets are swelling at the cost of health, housing, and education. The first to feel the brunt of all this are working people and their families. The demands for affordability, fair wages, more and better social services, and lower living costs are organically connected to the calls for an end to astronomical military spending, vicious privatisation, and global complicity in Israeli crimes. This affects us all and therefore should unite us all. Where states fail to uphold international law and end their own complicity, workers and their unions must take the lead in acting to end this complicity!
Our struggle for justice in Palestine is inseparable from the global struggle against systemic racism, exploitation, climate devastation, and all forms of oppression.
It is the duty of unions to ensure that the workers they represent – whether in ports, on ships, in businesses, or in government offices – are not involved, often without their knowledge and/or consent, in actions that involve complicity in atrocity crimes anywhere, including Israel’s war crimes, crimes against humanity, and genocide against our people.
The 2024 decisions of the International Court of Justice (ICJ) – that Israel is plausibly committing genocide, that its occupation is illegal, and its policies amount to apartheid – make ending all complicity in Israel’s crimes not only a moral but also a legal obligation. States, institutions (including unions), and corporations must impose targeted, lawful sanctions on Israel. We call on all union bodies and civil society organisations worldwide to organise, uplift, and turn solidarity into concrete strategic action across the ten days leading up to the November 29th international day of solidarity with the Palestinian people from November 20th to November 29th 2026.
We, the undersigned Palestinian trade unions, call on workers and unions around the world to escalate their support for our liberation struggle by:
Organising, joining, and amplifying global peaceful actions to mark the International Day of Solidarity with the Palestinian People from Friday, November20th to Sunday November 29th;.
Adopting ethical procurement policies (EPP) and, where applicable, ethical investment policies (EIP), that exclude corporations implicated in grave human rights violations anywhere, including in Palestine;
Pressuring corporations and institutions they work in to end any complicity through ending contracts that directly or indirectly support Israel’s atrocity crimes, and adopting EPP and/or EIP;
Rejecting any racist agreement with Israel that facilitates the substitution and further oppression of Palestinian workers;
Escalating economic, academic, cultural, and sports BDS campaigns;
Peacefully disrupting and blocking the transfer of military, energy, and other dual-use supplies to Israel, by:
Participating in actions to identify and stop the illegal transfer by sea, land, or air, including by pressuring states to enforce international obligations in relation to such shipments, and by pressuring complicit corporate actors,
Refusing to handle Israeli or Israeli-bound military supplies, energy, and other dual-use cargo;
Pressuring your governments to uphold their legal obligations following the ICJ rulings of 2024, as stated by UN human rights experts, by, at a minimum, imposing “a full arms embargo on Israel, halting all arms agreements, imports, exports and transfers, including of dual-use items that could be used against the Palestinian population under occupation,” as well as canceling or suspending “economic relationships, trade agreements, and academic relations with Israel that may contribute to its unlawful presence and apartheid regime in the occupied Palestinian territory”;
Cutting all ties with Israel’s colonial Histadrut federation and expelling it and all similarly complicit Israeli unions and associations (academic, medical, etc.) from all international for a;
Declaring your union an Apartheid-Free Zone (AFZ) to end corporate and institutional complicity with systems of oppression, particularly Israel’s regime of apartheid and genocide against the Palestinian people.
Signatories:
Palestinian General Federation of Trade Unions (PGFTU), Gaza
Palestinian General Federation of Trade Union (PGFTU), Jericho
General Union of Palestinian Workers (GUPW)
Palestinian Union of Postal, IT & Telecommunications Workers
Federation of Independent Trade Unions
The Palestinian New Federation of Trade Unions
Association of Employees of The Financial Sector – Palestine
Health Services Employees’ Union
Union of Workers in Kindergartens and Private Schools
Per
smontare il merito, l'assurdità dei provvedimenti annunciati dalla
Meloni alla festa di Fenix ci stanno già pensando, in modo il più delle volte efficace, vari interventi.
Noi invece vogliamo fare un appello a denunciare, a respingere il
messaggio più importante, ideologico soprattutto, che è quella
assatanata Meloni e Valditara vogliono imporre.
E' chiaro che l'uscita della Meloni: Tetto per gli alunni stranieri e divieto di burqa e niqab dentro e fuori le scuole,ma poi anchel’obbligo di studiare l’italiano per i genitori, annunciando per questo un prossimo decreto, è interna alla battaglia inter-destra, a chi è più fascista dei fascisti, alla competizione della lunga campagna elettorale in corso per contrastare l'avanzata di Vannacci.
E altrettanto chiaro che se fa questo decreto, vi saranno contestazioni (già si è espresso contro il presidente dell'associazione nazionale presidi e anche vari docenti), vi potranno essere azioni legali - perchè questo decreto sarebbe platealmente illegale, anticostituzionale; tanto per cominciare sarebbe in netto contrasto con l'obbligo della frequenza scolastica nella scuola più vicina per i bambini, adolescenti fino alla scuola dell'obbligo; come è illegale anche rispetto al divieto del velo - in Francia quando Macron lo tentò vi fu una giusta sollevazione - non si può imporre una religione, una "cultura", diventa una doppia oppressione per le donne, .
Ma il problema è che al di là degli scopi propagandistici l'effetto grave - razzista, da apartheid - resta tra settori di masse, e non va sottovalutato.
E' una propaganda criminale, che punta a eccitare gli animi contro gli immigrati "attenzione, c'è una