martedì 6 gennaio 2026

pc 6 gennaio - Venezuela - Nota per l'orientamento e l'azione proletaria e comunista

L'attacco/invasione del Venezuela era imprevedibile, da settimane l'imperialismo americano ha operato verso un'aggressione al Venezuela. Poi però l'ha fatto in forma esplosiva, sorprendente.

L'intervento prodotto dall'imperialismo Usa in Venezuela è in continuità con la politica strategica, storica dell'imperialismo americano diciamo, come forma alta dell'imperialismo mondiale. Questo imperialismo è stato già analizzato scientificamente da Lenin nel suo libro "Imperialismo. fase suprema del capitalismo", e dal Novecento in poi produce quello che e' sotto i nostri occhi. Il nostro problema ancora una volta è di rispondere ai problemi reali che si presentano, per riuscire a interagire con gli eventi che avvengono nel mondo oggi, interpretandoli alla luce dei fatti per fornire elementi al proletariato, alle masse popolari perché abbiano la chiave di lettura, la chiave di orientamento che ispiri e motivi il tipo di risposta dei proletari e masse popolari.

La chiave di lettura è il nazismo.

Questo attualmente non viene detto in forme chiare da nessuno e evidentemente questo non ci fa certo piacere. Sappiamo bene che l'intervento americano è denunciato da tutti come violazione del diritto internazionale, della sovranità internazionale, che esso non corrisponde in nessuna maniera ai dettati, principi degli organismi internazionali, alle relazioni diplomatiche in ogni sistema sociale.

È una violazione evidente di tutto. Però è avvenuta, e questo è il punto. Chiaramente lo abbiamo già visto con il genocidio in Palestina. Questo vuol dire che la Comunità internazionale, il sistema delle relazioni politiche diplomatiche nel mondo stanno andando in frantumi, attraversate innanzitutto dalla crisi globale dell'imperialismo e dal modo con cui le class sociali che rappresentano innanzitutto la borghesia imperialista interpretano e producono comitati d'affari che rispondono ai loro interessi di fondo, che non vuol dire che sono la pura proiezione dei loro interessi immediati.

In questo senso la chiave è il nazismo, la volontà di rimodellare l'ordine mondiale, nella forma con cui questo viene interpretato da una potenza imperialista che percepisce il suo carattere calante e perdente.

La maniera con cui l'imperialismo americano si dichiara vittima, vittima del sistema mondo, vittima

pc 6 gennaio - Sicurezza sul lavoro - una iniziativa dei ferrovieri da condividere

10 gennaio 2024 – 10 gennaio 2026: a due anni dall’accordo che sancisce il “Modello Brandizzo”

Un anniversario per chi lotta per vita e diritti
contro paura e rassegnazione!

Ad oggi la mancanza di sicurezza sul lavoro resta il grande problema irrisolto, con cui i lavoratori
devono fare i conti, a fronte di un sistema che continua a mietere vittime senza tregua.
Il 10 gennaio 2024, Rfi e sindacati complici firmano un accordo capestro che stravolge lavoro e
vita dei lavoratori della manutenzione generando un drastico peggioramento delle condizioni di
sicurezza.
Gli ingredienti che caratterizzano l’origine dei rischi per chi lavora nei cantieri ferroviari,
vengono sicuramente da lontano; la strage operaia di Brandizzo (5 operai travolti dal treno)
accade il 30 agosto 2023, prima del 10 gennaio 2024; quello che però cambia è che il contesto, il
“modus operandi” in cui si genera quella strage, viene assunto come modello che RFI adotta per i
suoi progetti.
E così, fra incidenti letali e tragedie mancate solo per caso, lavorare nel nostro settore è diventato

pc 6 gennaio - La Groenlandia e l'Artico conteso dei paesi imperialisti

alcuni elementi necessari per capire la questione

L’Artico, o Polo Nord che dir si voglia, è tornato alla ribalta mondiale con l’elezione alla Casa Bianca di Trump, che ha chiarito fin da subito di volersi concentrare sui contesti reputati esistenziali al mantenimento dell’egemonia e alla sicurezza interna dell’imperialismo americano, ossia dominare e preservare il controllo sulle rotte marittime globali. Da qui nasce la rilevanza della rotta artica che nei voleri di Washington dovrebbe diventare la nuova frontiera americana. Il progressivo scioglimento della calotta polare avvicina pericolosamente la Cina e la Russia ai confini settentrionali del Nord America. Prospettiva inaccettabile per l’imperialismo americano, che da quasi un secolo esercita un’influenza decisiva sul centro nevralgico dell’Artico, la Groenlandia.
Alla fondamentale posizione geografica di queste terre va aggiunto il valore in termini di risorse minerarie e energetiche, dal petrolio all’oro, passando per i minerali utili per alimentare la corsa all’intelligenza artificiale, di cui il suolo groenlandese deterrebbe circa il 20% delle riserve globali, altro dossier tatticamente rilevante nel confronto con il socialimperialismo cinese e su cui insisterà nel prossimo futuro la competizione tra le due superpotenze per il dominio del mondo.
Conteso tra NATO e Unione Sovietica nella Guerra Fredda, l’Artico ha vissuto una stagione di pace con il crollo del Muro di Berlino. Fino a oggi quando è tornato nelle mire di Stati Uniti e Russia. Ma anche Cina, Regno Unito, Francia, e Italia vantano nel territorio i loro interessi.

Gli Usa e l’Artico
Il sogno americano di acquistare la Groenlandia ha radici lontane. Nel 1867, dopo aver concluso l’acquisto dell’Alaska dalla Russia zarista, gli Stati Uniti avviarono tramite il segretario di Stato William H. Seward una trattativa con la Danimarca per rilevare la sua colonia artica. L’accordo non ebbe seguito, ma la posizione geografica del possedimento danese continuò ad ossessionare la futura superpotenza imperialista. La Groenlandia è la più grande isola non continentale del pianeta e oltre a essere la porta d’accesso al Nord America, nonché la sua prima linea di difesa settentrionale, rappresenta storicamente un formidabile avamposto di collegamento tra Europa e America.
Nel 1940 l’occupazione nazista della Danimarca suscitò le immediate preoccupazioni degli USA. Inclusa nell’area protetta dalla cosiddetta dottrina Monroe, la Groenlandia fu prontamente rifornita per evitare che finisse sotto il controllo della Germania. Il 9 aprile del 1941 furono concesse le prime basi militari agli Stati Uniti e l’isola artica divenne collegamento fondamentale tra Washington e il Regno Unito.
Con la fine della seconda guerra mondiale, il presidente Harry Truman propose nuovamente di acquistare l’isola dal Regno di Danimarca, offrendo a Copenaghen cento milioni di dollari in lingotti d’oro, offerta rispedita al mittente. In compenso fu siglato un nuovo accordo di cooperazione tra Danimarca e Stati Uniti in funzione antisovietica. A partire dal 1951 furono allestite le tre principali basi statunitensi sull’isola: Narssarsuaq e Sondrestrom, eredità della guerra, e Thule. Le installazioni militari nacquero con lo scopo di monitorare l’Artico russo e assicurare un’adeguata deterrenza missilistica, ma la dissoluzione dell’Unione Sovietica e i decenni unipolari comportarono un parziale ridimensionamento della presenza statunitense nell’isola.
La Groenlandia, nel frattempo, vide ampliare notevolmente i propri margini di autonomia dall’ex potenza colonizzatrice. Nel 1979 la capitale Godthab fu riniminata Nuuk (dal termine inuit, che significa “capo”). Successivamente il referendum del 2008 sancì una forma di auto-governo groenlandese a partire dal 2009, a dimostrazione di un crescente sentimento indipendentista.
Respinta nuovamente al mittente un’offerta di acquisto durante la prima presidenza Trump nel 2019, gli USA stanno spingendo sulla Danimarca, per ora senza successo, per accrescere la propria influenza sull’isola a scapito delle ingerenze russe e cinesi.

pc 6 gennaio - Eternit: Padroni assassini e impuniti - la rete sionista al suo servizio

Eternit, l’intrigo internazionale per far assolvere il magnate o offrirgli una sicura latitanza

 Eternit, l’intrigo internazionale per far assolvere il magnate o offrirgli una sicura latitanza

Una rete con esponenti di spicco del governo israeliano ed ex agenti del Mossad, di cui faceva parte anche Jeffrey Epstein in azione con l’obiettivo di salvare dalla condanna definitiva in Cassazione nel 2015 il patron dell’Eternit Stephan Schmidheiny. O meglio “Sts” come veniva chiamato l’imprenditore svizzero nelle numerose mail riservate scambiate tra il suo braccio destro, il finanziere svizzero Heinz Pauli con Avner Azulay, ex alto ufficiale del Mossad e Ehud Barak, ex primo ministro israeliano, già capo di Stato maggiore dell’esercito e direttore dell’intelligence militare. Mail riservate per definire una strategia e impedire che l’imprenditore finisse in carcere. Oppure, nel peggiore dei casi, per garantirgli una sicura latitanza.

I familiari delle vittime dell'Eternit: 'Schmidheiny ci ha spiati per 20 anni, vogliamo giustizia'
del 04/01/2026

La ricostruzione dell’intrigo internazionale arriva dall’inchiesta esclusiva di

pc 5 gennaio - Contro la montatura giudiziaria contro il movimento palestinese e di solidarietà con la Palestina

 un commento

Arresti per presunti finanziamenti illeciti ad Hamas: qual è la connessione diretta

La questione non può porsi nei termini “pro Hamas” o “contro Hamas”. La questione è: siamo o non siamo per l’autodeterminazione dei popoli?

Arresti per presunti finanziamenti illeciti ad Hamas: qual è la connessione diretta al terrorismo?

Le indagini su persone e attivisti legati alla causa palestinese, cui sono seguiti 9 arresti e perquisizioni in tutta Italia nella giornata di sabato 27 dicembre, portano con sé alcune riflessioni imperative non tanto sulla vicenda in sé, ma sui presupposti politici e di diritto internazionale, in particolare rispetto a tre elementi: la fonte delle accuse, la storia dell’occupazione e del genocidio in Palestina, l’autodeterminazione dei processi di liberazione.

Le fonti delle prove a carico degli arrestati (tra cui Mohammad Hannoun, presidente dell’Associazione Palestinesi d’Italia) sono infatti provenienti prevalentemente dai servizi segreti e di sicurezza israeliani. In poche parole la magistratura di uno stato sovrano (o che si presume dovrebbe essere tale) ha spiccato mandati di arresto e perquisizione nei confronti di persone che avrebbero avuto legami economici con enti benefici a loro volta con legami con Hamas, e tutto questo a detta dello stesso stato che è indagato per crimini di guerra e genocidio dall’Onu e della Corte Penale Internazionale e che ha trattato come

lunedì 5 gennaio 2026

pc 5 gennaio - Assemblea nazionale a Torino “Governo nemico del popolo, il popolo resiste” - sabato 17 gennaio

 

Il Governo Meloni ci vuole in guerra e fa la guerra al popolo: si aggiudica il primo premio per essere il peggior nemico dei lavoratori e lavoratrici e amico dei padroni, amico dei peggiori torturatori libici e nemico degli uomini di pace e di dialogo interreligioso, peggior nemico dei giovani, delle donne, di chi vuole difendere l’ambiente e miglior amico delle grandi aziende belliche che stanno fatturando senza freni. Strizza l’occhio a Trump, indossando il vessillo sovranista per poi stringere mani nei privé dei volenterosi europei. Mostra apertamente il suo fallimento e al contempo l’arroganza di chi comanda a

pc 5 gennaio - Napoli: Officina 99 non si tocca!

di CSOA Officina 99

OFFICINA 99 NON È UN PROBLEMA DI ORDINE PUBBLICO, MA UNA RISORSA SOCIALE COLLETTIVA

In relazione alle notizie apparse sulla stampa riguardo una richiesta di sgombero del centro sociale Officina 99, riteniamo necessario chiarire alcuni punti. L’intervento delle forze dell’ordine è avvenuto a seguito di una richiesta di soccorso per una persona che non si è sentita bene durante un evento musicale.

Chiamare i soccorsi e collaborare con le autorità sanitarie è un atto di responsabilità, non un elemento che possa giustificare la chiusura di uno spazio. In trent’anni di attività, Officina 99 ha ospitato centinaia di iniziative culturali, musicali e sociali, offrendo alla città uno

domenica 4 gennaio 2026

pc 4 gennaio - Manifesto nazionale proletari comunisti per il Venezuela

pc 4 gennaio - L'asse imperialismo Italiano/padroni indiani si rafforza - rilanciare la solidarietà proletaria e internazionalista Italia/India

Così Simest e Icc rafforzano la partnership economica Italia-India

L’accordo tra Simest e Indian Chamber of Commerce rafforza il quadro istituzionale delle relazioni economiche tra Italia e India. D’Arienzo e Singh lo inquadrano come uno strumento operativo per sostenere investimenti, joint venture e partnership industriali di lungo periodo

In un momento storico in cui la sicurezza economica è paradigma dell’interesse nazionale, la convergenza operativa e cooperativa con alcuni partner diventa fondamentale per condividere obiettivi e proteggere sfere di interesse. È sotto questa ottica che l’Italia e l’India rafforzano l’architettura istituzionale del loro rapporto economico, con l’obiettivo di trasformare una convergenza politica crescente in opportunità concrete di investimento e cooperazione industriale. In

pc 4 gennaio - Contro la montatura giudiziaria contro Hannoun e il movimento palestinese

 

pc 4 gennaio - Proteste negli USA e nel mondo contro l'attacco al Venezuela

https://www.aljazeera.com/video/newsfeed/2026/1/4/global-protests-erupt-against-us-attack-on-venezuela

 

Over 100 U.S. cities protest against U.S. strikes on Venezuela

NEW YORK, Jan. 4 (Xinhua) -- Hundreds of people took to the streets of Manhattan on Saturday to protest against the U.S. military operation that led to the capture of Venezuelan President Nicolas Maduro.

The march was part of nationwide "No war on Venezuela" demonstrations in more than 100 U.S. cities, including Washington, Boston, Los Angeles, Atlanta, Chicago and Miami.

Protesters gathered in Times Square, waving signs that read "Hands off Venezuela," "U.S. out of

pc 4 gennaio - Dagli USA -This Fascist Imperialist Gangster Must Be Stopped - U.S. OUT OF VENEZUELA TRUMP MUST GO NOW!

in via di traduzione

In an outrageous, unprecedented and fascist gangster press conference, Trump declared that the U.S. is "going to run" the sovereign nation of Venezuela. This came hours after the U.S. sent their military in the dark of night to kidnap the Venezuelan president Nicolás Maduro. The U.S. turned the power off in parts of Venezuela's capital city, Caracas, and bombed two military bases, a naval port and an airport.

The criminal fascist thug Donald Trump is claiming the "right" to take over an independent country of 30 million people—maybe for years! He said that "for a period of time, the people that are standing right behind me. We're going to be running it." The people standing behind him were the fascist yes-men, Marco Rubio, General Dan Caine and dark ages Christian fascist nutcase Pete Hegseth.

Three points on why this is happening, and what the people in the U.S. must urgently understand and do to stop this:

1. In an illegal and illegitimate violation of international law and the sovereignty of the Venezuelan

pc 4 gennaio - Celebrati i 57 anni di guida della rivoluzione democratica nazionale in Filippine - dal Communist Party of the Philippines (CPP),

 testo in via di traduzione

Vol. VII, No. 24 - December 31, 2025

The Communist Party of the Philippines (CPP), in commemorating its 57th anniversary on December 26, 2025, stated that the rapid acceleration of the crisis of the semicolonial and semifeudal system in the Philippines in 2025 and the prolonged stagnation of the global capitalist system open up many great opportunities for advancing the cause of the working class and all oppressed classes for liberation. The Central Committee of the CPP also reported that the rectification movement, as it enters its third year, has achieved meaningful advances in the ideological, political and organizational fields. These make the conditions excellent for the party to further advance the people’s democratic revolution through protracted people’s war.

Since the middle of the year, the crisis of the ruling system under the US-Marcos regime rapidly matured and exploded. This exposed the depth of the economic and social crisis and more so the overflowing anger of the Filipino people against the oppression and suffering inflicted on them by the exploiting and plundering ruling classes.

In the coming year, the crisis will continue in the face of the Marcos regime’s immense corruption,

pc 4 gennaio - Venezuela. Delcy Rodriguez presidente ad interim - info

Il Venezuela, il giorno dopo il rapimento del suo legittimo presidente eletto, Nicolàs Maduro, prova ad andare avanti come un ordine democratico e costituzionale deve fare.

La Corte Suprema di Giustizia, riunita d’urgenza, ha ordinato alla vicepresidente esecutiva Delcy Rodríguez di assumere ed esercitare “in qualità di incaricata” i poteri, i doveri e le facoltà inerenti alla carica di presidente della Repubblica, al fine di garantire la continuità amministrativa e la difesa integrale della nazione.

Nel leggere la decisione della Camera Costituzionale, la sua presidente, Tania D’Amelio Cardiet, ha elencato le argomentazioni oggettive e giuridiche che hanno portato alla decisione, a seguito dell’aggressione militare straniera del 3 gennaio 2026, “di cui è stata oggetto la Repubblica Bolivariana del Venezuela e che aveva come obiettivo il sequestro del presidente costituzionale Nicolás Maduro Moro”.

pc 4 gennaio - MILANO IN PIAZZA: DALLA PALESTINA AL VENEZUELA

 

Ieri 200 solidali hanno manifestato in solidarietà agli arrestati dell'API in piazza Scala ribadendo l'illecito arresto di Hannoun, Dawoud, Yasser, Kalil e gli altri, da parte del governo fascista Meloni per mezzo di una montatura giudiziaria-poliziesca. Rispedendo al mittente l'attacco repressivo alla solidarietà con la Palestina, di cui questo governo ha paura e che come denunciato ieri da un compagno dell'API è continuata anche in mattinata, che ha visto una squadretta della digos prelevare il giovane palestinese e trattenerlo in questura per 4 ore, con l'obiettivo di farlo desistere dalla sua militanza.

Dopo aver ricordato gli appuntamenti di solidarietà al carcere di San Vittore per far sentire forte la vicinanza e il sostegno a Dawoud, dopo il presidio a Genova per Hannoun e a Monza per Yasser, il presidio si è mosso in corteo per raggiungere il consolato americano e denunciare l'azione criminale e banditesca del criminale fascio/imperialista Trump contro il popolo venezuelano e l'illegittimo arresto di Maduro.


Davanti al consolato si è gridato forte e chiaro la necessità dell'unità dei popoli oppressi contro il fascismo-imperialismo-sionismo. La manifestazione si è conclusa ricordando i prossimi appuntamenti: l'assemblea generale di oggi al cs Vittoria per organizzare la manifestazione del 10 gennaio e il presidio di mercoledì 7 gennaio al carcere di San Vittore.

pc 4 gennaio - Presidio a Ravenna per Hannoun e dalla parte del Venezuela aggredito dal fascio imperialista Trump

Avevamo preparato un sit-in in piazza del popolo a Ravenna per rivendicare la liberazione di Hannoun (con la parola d'ordine "siamo tutti Hannoun") e degli altri attivisti solidali con il popolo palestinese arrestati dalla Procura di Genova perché impegnati nel sostegno materiale e negli aiuti verso il popolo di Gaza, per denunciare la complicità del governo italiano con il governo dei criminali nazisionisti israeliani che ha portato non solo a questi arresti assieme all'attacco repressivo del movimento e di singoli impegnati a fianco del popolo palestinese ma anche alle collaborazioni economiche-politiche-accademiche tra istituzioni italiane ed israeliane e la condivisione da parte del governo Meloni del genocidio nazisionista in Palestina, complicità che continuerà nei profitti della ricostruzione, a Gaza come in Ucraina, complicità, assieme a tutto il sistema imperialista mondiale, che ha permesso a Netanyhau di commettere il genocidio con una violenza ed orrore che ha superato quello nazista.

Ma l'orrore sembra senza fine di questo sistema: il fascio-imperialista Trump oggi ha bombardato il Venezuela e arrestato il suo legittimo presidente, Maduro. Un altra tappa della guerra interimperialista verso una nuova carneficina mondiale. Il nostro governo è parte di un'alleanza imperialista di governi fascisti, da Trump ad Orban a Modi a Milei che ci sta trascinando in guerra perché rappresenta il complesso militar industriale e tutta la sua politica porta avanti il suo odio verso i proletari e le masse, con il riarmo, la politica economica, la propaganda fascista, nazionalista, guerrafondaia, la repressione. 

Mobilitiamoci contro questa aggressione al Venezuela, un vero e proprio salto di qualità dell'imperialismo Usa contro i popoli per la rapina delle risorse energetiche, delle materie prime, e che con Trump si permette di violare il diritto internazionale. Nelle mobilitazioni per la Palestina continuiamo a portare la solidarietà al popolo venezuelano e fare la nostra parte nella lotta all'imperialismo Usa a guida Trump, dalla parte delle resistenze dei popoli e delle guerre popolari.

Ora su Maduro però bisogna fare chiarezza tra le nostre fila: le posizioni di chi come Potere al Popolo/Cambiare rotta scesi in piazza oggi a Ravenna a difesa di un Venezuela che definiscono "socialista" dicono il falso alle masse. Non sono certo gli operai, i contadini poveri, i lavoratori al potere in Venezuela; e Trump lo ha bombardato non certo in quanto governo "socialista" ma perché è collocato nel "cortile di casa" degli Usa che vogliono il suo petrolio. E poi, se sono cresciute forze fasciste, reazionarie, golpiste, al suo interno è dipeso anche dalla politica di Maduro e dei governi come Maduro in America Latina. Spiace per questi, ma un'altra via è stata percorsa dall'esperienza delle masse contadine, proletarie e popolari dell'America Latina: la guerra di popolo diretta dai comunisti. Dire che Maduro è "socialista" significa, oltre che non dire il vero, contrastare le esperienze armate in America Latina e gettare fumo negli occhi delle masse per continuare la conciliazione con la propria borghesia e con gli imperialisti del proprio campo, che si liberano dei "maduro" per avere governi strettamente allineati all'imperialismo, Usa in questo caso.

pc 4 gennaio - Aggressione al Venezuela - Mobilitazione ovunque - Le nostre parole d'ordini

La criminale aggressione imperialista Usa al Venezuela e l’atto banditesco del rapimento del presidente Maduro rappresentano l’ulteriore salto dell’imperialismo Usa/Trump nell’aggressione ai popoli e nella marcia verso la guerra interimperialista mondiale di rapina e nuova spartizione delle materie prime, fonti energetiche. 

Le nostre parole d’ordini immediate sono Yankee go home - fuori dal Venezuela - libertà e autoderminazione dei popoli - solidarietà al Venezuela e alle masse popolari venezuelane - resistenza antimperialista e internazionalista.

Massima denuncia del governo della Meloni che sta con Trump e l’aggressione imperialista.

Mobilitazione ovunque - partecipare alle manifestazioni per il Venezuela e portare la questione Venezuela in tutte le manifestazioni per la Palestina.

Promozione da parte nostra di manifestazioni unitarie anti sioniste e antimperialiste il 10 gennaio.

proletari comunisti

pc 4 gennaio - Cagliari in corteo per il Venezuela

“Venezuela libera”, manifestazione a Cagliari contro l’attacco Usa

«L’ennesima dimostrazione di come la guerra venga utilizzata come strumento politico, senza alcuna considerazione per le popolazioni civili»
La protesta a Cagliari (foto Zedda)
La protesta a Cagliari 

Sono poco più di un centinaio i manifestanti che alle 18 si sono radunati sotto il Consiglio regionale per condannare l’attacco al Venezuela avvenuto nella notte da parte degli Stati Uniti. Al grido "Venezuela libera” attivisti, studenti, cittadini comuni e rappresentanti di associazioni  si sono mossi in un corteo, organizzato poche ore dopo la notizia dell’assalto Usa.

«Siamo qui perché è giusto che a Cagliari, come in altre città italiane, si sia riunita la gente che vuole vivere in un mondo dove la forza del diritto prevalga su quella brutale".

pc 4 gennaio - L'aggressione imperialista al Venezuela - forme e ragioni in sintesi

Trump ha dichiarato che “Gli Stati Uniti d’America hanno condotto con successo un attacco su larga scala contro il Venezuela e il suo leader, il presidente Nicolas Maduro, che è stato catturato e portato fuori dal Paese insieme alla moglie”. 

Caracas si è svegliata sotto le bombe dell’ennesima guerra statunitense. Almeno sette le esplosioni avvertite nella capitale venezuelana, ma attacchi sono avvenuti in tutto il paese. Colpita l’Accademia Militare di Mamo, a La Guaira, a 40 chilometri dalla capitale. Altre zone attaccate includono la base aerea La Carlota e l’aeroporto di Higuerote. bombardata anche la residenza del Ministro della Difesa Vladimir Padrino Lopez e secondo quanto riporta il Presidente della Colombia Gustavo Petro gli attacchi non hanno risparmiato il Parlamento di Caracas ed il mausoleo di Hugo Chávez. L’attacco hacoinvolto anche forze di terra ed elicotteri militari. 

In una nota, Maduro ha parlato di “gravissima aggressione militare Usa” in “siti civili e militari nella città di Caracas, capitale della Repubblica, e negli stati di Miranda, Aragua e La Guaira”Sempre secondo la dichiarazione riportata da Tele Sur, “lo scopo dell’aggressione è l’appropriazione delle risorse strategiche del Venezuela… attivata l’immediata transizione alla lotta armata”.

L'operazione, da quanto si apprende dai media, sarebbe stata programmata da diverse settimane e rinviata a causa delle condizioni metereologiche. L’attacco è avvenuto al di fuori di ogni norma del diritto internazionale, con la scusa prima della “guerra al narcotraffico“, poi della presenza di Hezbollah ed Hamas in Venezuela.

Le crisi sociali interne agli Stati Uniti richiedono una politica estera che possa assicurare, almeno per qualche anno, la continuazione dell’egemonia statunitense attraverso il saccheggio materiale ed il disciplinamento politico di quelle che dalle parti della Casa Bianca sono considerate sin dal 1823 le periferie dell’Impero, e  soprattutto di quelle che detengono risorse critiche e possibilità di riarticolazione politica.”

sabato 3 gennaio 2026

pc 3 gennaio - Giù le mani da Luigia!

 

Nella serata di sabato 3 gennaio, Luigia, compagna di proletari comunisti de l'Aquila è stata aggredita da un poliziotto-energumeno delle forze dell'ordine.
In occasione del passaggio da L'Aquila della fiaccola olimpica, una decina di attivisti avevano improvvisato una contestazione al bordo della strada, con volantinaggio ed esposizione di uno striscione "la guerra non è sport, fuori l'imperialismo dalle olimpiadi". 
La polizia aveva già puntato e circondato il gruppo di compagni, compagne.
Quando ormai tutti i mezzi della carovana olimpica erano passati, un poliziotto è "piombato" sulla compagna, che con la bandiera palestinese era andata un pò più avanti, l'ha spinta brutalmente mettendole volutamente le mani sui seni e l'ha buttata a terra. Al grido della compagna: "giù le mani!", questo lurido, porco poliziotto ha risposto "giù le mani tu, che mi fai schifo" e ha poi cercato di strapparle con forza dalle mani la bandiera palestinese, difesa strenuamente da Luigia.
La compagna è ora al pronto soccorso in attesa di diagnosi. Il suo polso destro è gonfio e ha difficoltà ad articolare il pollice.
E' chiaro che lì a L'Aquila Luigia è un pò sotto "tiro" per la sua continua e combattiva attività sulla Palestina, per la libertà di Anan; poco fa le è arrivata una denuncia penale e ora questa aggressione mirata.
Il 23 dicembre un articolo pubblicato dal Messaggero, subdolamente associava la compagna, indicata nel titolo come indagata per un flash-mob contro il genocidio del popolo palestinese, con la decisione, riportata nel lucchetto, di mettere sotto scorta il PM e il giudice del processo contro Anan Yaeesh e i resistenti palestinesi giudicati a L'Aquila, come se tra i due fatti ci fosse un qualche nesso.
Oggi quell'attacco mediatico è diventato violenza fisica. Cercano di stringere il cerchio intorno a Luigia. Ma il cerchio della solidarietà per questa compagna, che tutti quanti la conoscano rispettano e amano, è assai più grande e forte e saprà fermarli!